Da Venerdì 15 Aprile a Cervia è Radio3 in festival

Il 15, 16 e 17 aprile Radio3 dà appuntamento ai suoi ascoltatori a Cervia per la quinta edizione di Radio3 In Festival. Un fine settimana pieno di sorprese, dove la maggior parte della programmazione della rete si trasferirà nella cittadina della riviera romagnola per condividere con il suo pubblico cultura, informazione, musica ed emozioni.

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Il 15, 16 e 17 aprile Radio3 dà appuntamento ai suoi ascoltatori a Cervia per la quinta edizione di Radio3 In Festival. Un fine settimana pieno di sorprese, dove la maggior parte della programmazione della rete si trasferirà nella cittadina della riviera romagnola per condividere con il suo pubblico cultura, informazione, musica ed emozioni.

ALTAI: intervista “monotematica” a Wu Ming. Riflessioni intorno alla figura di Yossef Nasi.

(di Anna Luisa Santinelli)
 
ATTENZIONE SPOILER. LETTURA CONSIGLIATA A CHI HA GIA' LETTO ALTAI
 
[Il collettivo Wu Ming ha da poco pubblicato per Einaudi il romanzo Altai  (pp. 411, € 19.50 ) ideale “seguito” di quel Q scritto nel lontano 1999 con lo pseudonimo Luther Blissett: in realtà, uno iato cronologico di quindici anni separa i due libri e le vicende in essi narrate. Poiché in rete esistono già valide interviste (*) su molteplici aspetti del romanzo, ho deciso di rivolgere a Wu Ming una serie di domande monotematiche, concentrando l'attenzione su di un solo personaggio, Yossef Nasi, figura portante nell'architettura del libro. Achtung! SPOILER!]
 
 
Battaglia di Lepanto - link alla pagina su wikipedia1) In Q si chiama João Miquez in Altai è Yossef Nasi, in pratica l'evoluzione, da un romanzo all'altro, dello stesso personaggio. Quali sono le differenze principali tra i “due” e soprattutto, tale diversità è condizionata dalla scomparsa in Altai di Beatrice de Luna?
WM: In Q la figura di João Miquez era in effetti subordinata a quella di Beatrice. In Altai è lui a venire in primo piano con tutto il suo carico di forza e ambizione. Tuttavia il rapporto che muta radicalmente da un romanzo all'altro è con ogni evidenza quello tra lui e il vecchio protagonista di Q. La relazione di amicizia che si è consumata nei quindici anni intercorsi e che noi non raccontiamo aleggia su tutta la seconda parte di Altai.
 

2) Il progetto sionista di Yossef Nasi e di sua zia – trasformare Cipro in una Terra Promessa per fuggiaschi, proscritti ed ebrei della Diaspora – poggia su basi storiche?  Dove finisce la Storia, dove inizia la finzione narrativa?

WM: Storicamente i Nasi diedero vita alla colonia di Tiberiade, che durò più di un secolo. Su Cipro non sappiamo invece quali fossero i progetti di Yossef Nasi, ma è certo che se il sultano turco avesse mantenuto la parola e l'avesse nominato sovrano dell'isola, Yossef Nasi sarebbe stato il primo re giudeo dopo quindici secoli di Diaspora. Noi abbiamo voluto immaginare quale sarebbe potuto essere il suo progetto, lo abbiamo reso ambizioso, perfino utopico. Conoscendo la grandiosa biografia del personaggio, non ci è sembrato inverosimile.
 

3) Come lettrice ho provato una sorta di “empatia a corrente alternata” verso questo personaggio dispensatore di fascino: il suo, è un impiego strumentale della religione – in tal caso siamo di fronte a un *politico puro* – o la sua essenza spirituale è un afflato sincero?
Il “vostro” Yossef Nasi chi è realmente?
WM: E chi lo sa!? Non è mai facile stabilire dei confini netti tra realismo politico e fede. In Yossef convivono entrambi gli elementi. Del resto, chi è più fedele? Chi si lascia martirizzare pur di non rinnegare la propria fede, o chi la conserva segretamente per poterla traghettare verso nuovi lidi e tempi migliori? I Nasi agirono sempre per conservare il patrimonio e il potere di famiglia, per aiutare gli ebrei perseguitati, per salvaguardare la cultura giudaica e creare una prospettiva politica, per diventare più forti. La loro visione teneva tutto questo assieme e li portava a convertirsi, a blandire monarchi e imperatori, ma senza perdere una visione collettiva. Questo loro atteggiamento venne visto da non pochi ebrei del loro tempo come una sorta di doppiezza opportunistica. Eppure non ci sono dubbi che Gracia e Yossef Nasi siano stati gli ebrei più importanti e famosi del XVI secolo. Gracia Nasi alias Beatriz de Luna è considerata ancora oggi una grande matriarca della storia giudaica.
 
4) Il rapporto tra Manuel Cardoso e Nasi è mutevole, varia nel corso della narrazione. È una corrispondenza padre/figlio, maestro/discepolo, leader/supporter, e infine sembra manifestarsi come fratellanza per convergenza d'intenti, saldata da stima e affetto. È così…?
WM: Sì. E' un rapporto archetipico ed esclusivo tra maschio "anziano" e maschio "giovane". E infatti taglia fuori le donne, chiunque esse siano. Quando il discepolo cresce, prende le distanze dalla figura paterna e agisce di testa propria, senza per questo smettere di amarla. Per riuscirci ha però bisogno del contatto con una seconda figura maschile, una specie di zio che è rappresentato da Ismail, e che fa il controcanto a Yossef. Alla fine Manuel riesce a compiere il processo di crescita che gli era sempre stato negato, ma avrà bisogno di riconciliarsi anche con lo spettro del femminino che lo insegue da sempre, con la figura materna. Soltanto questo sana la sua ferita, senza per altro esimerlo dall'espiazione, cioè dalle conseguenze pratiche delle proprie scelte.
 
5) La relazione omosessuale tra Yossef e David è poco marcata, resta sempre sullo sfondo delle vicende. È una scelta voluta quella di non esplorare l'aspetto affettivo/sentimentale di Nasi?
WM: Non ci interessava indagarla perché è chiaro che Nasi ha messo in secondo in piano la propria vita affettiva privata e non era questo il focus della nostra trama. Tuttavia sembra evidente che nel corso del romanzo il carico sentimentale di Nasi si sposta progressivamente da David a Manuel, che non è solo un "figliol prodigo" a cui passare il testimone. Ci sono un paio di momenti nella terza parte del romanzo in cui questo passaggio è suggerito, anche se il ritmo incalzante della trama può farli passare inosservati.
 
6) Nasi spinge all'azione e al mutamento interiore tutti i personaggi che lo affiancano. Anche il refrattario Ismail (fino a un certo punto, almeno). L'impressione è che Y.N. emerga come vero protagonista del romanzo, come origine di ogni cambiamento, come motore del flusso narrativo, anche più dell'io narrante…
WM: Questa impressione è dovuta al fatto che per larga parte del romanzo le fortune del protagonista e quelle di Yossef Nasi si sovrappongono. Alle soglie del finale però i due si dividono e affrontano separatamente il proprio destino, che è parecchio diverso per ciascuno di loro. Ad ogni modo è legittimo pensare che Altai abbia un doppio protagonista.
 
7) Per edificare il “giardino” di Cipro, Yossef N. decide di investire la realtà con lo scontro diretto, distruttivo e dispendioso. Mehmet Sokollu agisce invece secondo il principio obliquo della non-contesa, osserva l'avversario progettare il proprio fallimento.
Quali sono i limiti della prassi bellica scelta da Nasi? Quali i motivi della sua sconfitta?
WM: Nasi commette due errori. Il primo è di ordine strategico: pensare che la libertà possa nascere da un atto imperialista, mentre questo non può mai essere vero. Il secondo errore è piuttosto etico: pensare che si possa vincere con un solo colpo da maestri, che si possa battere la sorte una volta per tutte, realizzando il piano perfetto. Nasi pensa di poter far collimare tutto e di poter fregare tutti, avversari e alleati. E' la sua hybris a tradirlo. Per questo è la figura più tragica del romanzo.
 
(*) Per approfondire:
Sito ufficiale di Altai:

Girolamo De Michele a Modigliana

Copertina del libro di Girolamo De Michele "Con la faccia di cera"Inizia AUTORJTINERA, il ciclo di incontri letterari organizzati dalla biblioteca di Modigliana.

Nel primo incontro, il 7 ottobre 2009 Girolamo De Michele presenta "Con la faccia di cera" edizioni Verdenero (l’ottima collana editoriale di Edizione Ambiente, all’interno del sito verdenero.it ci sono molti contenuti e video interessanti.

Ricordo che De Michele ha sempre pubblicato i suoi romanzi in copyleft e si possono trovare nel redivivo sito de iQuindici.

Il programma completo.

La Costituzione raccontata a bimbi… e genitori

la costituzione raccontata ai bambini - copertina

Appena vidi il libro in nella sezione bimbi della biblioteca Comunale di Forlì pensai "questo non lo prendo in prestito per mi figlia, lo acquisto al più presto!".

Immagina le parole della Costituzione, tutte schierate nei loro 139 articoli, rompere le righe e mettersi a giocare. Ecco che ogni articolo diventerebbe una filastrocca, una rima.

Il libro è divertentissimo da leggere ai propri figli, gli articoli intrinsecamente potenti del Documento, trasformati in filastrocche, acquistano una musicalità che, "costringe" i genitori ad un’interpretazione tutt’altro che dimessa. Bellissime anche le Illustrazioni di Serena Riglietti (autrice delle copertine dell’edizione italiana di Harry Potter). Ideale per bimbi di ogni età, male che vada saranno i genitori stessi a capire veramente lo spirito della Costituzione.

Anna Sarfatti è insegnante, scrittrice, traduttrice dei libri di T.Seuss, uno dei massimi rappresentanti delle letteratura americana per l’infanzia (chi ha visto al cinema "Ortone e il mondo dei chi" ne sa qualcosa). Spero che difenda anche la gratuità del prestito bibliotecario!

 

Wu Ming4 a Fahrenheit

Radio 3 podcastSegnalo con lentezza l’ottima intervista di Marino Sinibaldi su Radio3 a Wu Ming4, incentrata sul suo Stella del mattino.

I contenuti in breve e all’incirca:

  • il rapporto tra un luogo lontano come il medio oriente e l’ambiente accademico di Oxford;
  • il trauma rimosso della prima guerra mondiale;
  • i mondi paralleli degli autori di fantasy (J.R.R. Tolkien, C.S. Lewis);
  • l’attualità e la sopravvivenza dei miti;
  • la nascita dell’Iraq;
  • l’analisi dei vari personaggi del romanzo, da Lawrence d’Arabia a Nancy Nicholson;
  • i punti di contatto tra le vicende del romanzo e la storia letteraria dei Wu Ming (vedi qui.)

I podcast di Radio3 si confermano una vera manna per chi ha gli occhi stanchi di leggere o appesantiti dalle troppe ore passate davanti al computer, in particolare la trasmissione Fahrenheit, Radio3Scienza, Damasco e La storia in giallo sono le mie preferite (e recensite), in ogni caso ricordo che “la meglio intervista” 🙂 è pubblicata proprio su Erba mate (recentemente linkata anche dal Gruppo Tolkieniano di Milano).

STELLA DEL MATTINO: INTERVISTA A WU MING 4

(di Anna Luisa Santinelli)

Stella del mattinoA breve l’uscita in libreria di Stella del mattino (Einaudi Stile Libero, euro 16,80) primo esperimentosolista per Wu Ming 4, incentrato sulla vita e l’opera di Lawrence d’Arabia.

1) Come è stata l’esperienza di scrittura solitaria? Come conciliare nel contempo la stesura del romanzo collettivo Manituana?

WM4: Scrivere da solo non è stato per niente facile, se non altro perché non c’ero abituato. Più di una volta mi sono ritrovato in panne, indeciso su come proseguire e perplesso su quanto avevo scritto. Quando lavori in gruppo hai la possibilità di un riscontro immediato su ciò che scrivi e puoi avvalerti di lettori/co-autori in tempo reale: ogni scelta narrativa e stilistica viene discussa da tutti. Proprio perché il collettivo era impegnato nella stesura di Manituana e poi nel lungo tour di presentazioni che è durato un anno, ho scelto col mio romanzo di navigare in solitaria fino a che non ho avuto tra le mani una prima stesura completa. Soltanto dopo ho dato in lettura il testo e abbiamo fatto l’editing tutti insieme, con l’apporto importantissimo di un sesto paio d’occhi, quelli di Severino Cesari di Stile Libero.

2) La sontuosa pellicola di David Lean (1962) propone un’immagine lineare e semplificata, da eroe romantico, di T.E.Lawrence. L’impianto del tuo libro è del tutto differente. Era necessario per te prendere le distanze da quell’impostazione e dall’inevitabile confronto con il film?

WM4: È stato uno dei problemi più grossi che ho dovuto affrontare. Quel film è talmente famoso che molti di noi quando sentono parlare di Lawrence d’Arabia visualizzano la faccia di Peter O’Toole anziché quella di Thomas Edward Lawrence. Ma la lettura del personaggio data da Lean è soltanto una delle tante possibili. Lawrence è una figura molto sfaccettata, tant’è che a oltre settant’anni dalla morte se ne continua a scrivere e a discutere. Inoltre Lean raccontava la storia contenuta ne I Sette Pilastri della Saggezza, cioè l’impresa bellica di Lawrence, e non diceva niente del prima e del dopo. Io volevo invece entrare a fondo nella complessità del personaggio, nel rapporto contraddittorio che innescò con il proprio mito, quindi avevo bisogno di raccontare qualcosa di più sul suo conto, di indagarne luci e ombre. Quello che mi premeva era una riflessione sull’ambiguità della figura archetipica dell’eroe, prima ancora che sulla figura storica di T.E. Lawrence.

3) Nel romanzo la figura di Lawrence d’Arabia è gradualmente narrata e ricomposta grazie allo sguardo di tre noti scrittori: J.R.R.Tolkien, R.Graves, C.S.Lewis.

Puoi dirmi come e quando è nato il tuo interesse per questa personalità affascinante e complessa?

WM4: È stata la storia contemporanea a portarmi sulle tracce di Lawrence. Ho letto I Sette Pilastri della Saggezza nel 2003, pochi mesi dopo l’invasione dell’Iraq da parte delle truppe anglo-americane. Da lì è iniziato un percorso di letture che mi ha portato lontano. Prima di tutto a scoprire che la storia si stava ripetendo e che si stavano commettendo gli stessi errori stigmatizzati da Lawrence all’inizio degli anni Venti. Poi mi ha portato a scoprire la coincidenza chiave del romanzo che avrei scritto, e cioè il fatto che immediatamente dopo la fine della guerra Lawrence si trovava a Oxford insieme ad altri personaggi destinati a diventare grandi narratori del XX secolo: Graves, Tolkien, Lewis. Tuttavia qualcosa li accomunava oltre la coincidenza spazio-temporale. In quel momento tutti loro erano intenti a cercare nella scrittura un modo di elaborare il trauma bellico o di archiviarlo, superarlo. In un caso mi ha aiutato il fatto che Graves e Lawrence furono davvero amici, mentre gli incontri con gli altri due personaggi me li sono immaginati. Un tipico caso di “what if”. Cosa sarebbe successo se Tolkien avesse incontrato Lawrence? E se Lewis avesse riversato sulla figura dell’eroe del deserto molte delle sue ossessioni giovanili? Però non si è trattato di un puro divertimento intellettuale, della serie “prendi dei tizi famosi, mettili assieme e vedi cosa succede”. Al contrario, ho pensato che ognuno degli altri tre potesse trasformarsi in una specie di investigatore, in grado di scoprire un aspetto della personalità e della vicenda di Lawrence. Ognuno di loro infatti rappresenta un punto di vista molto particolare su di lui, frutto della propria esperienza e delle proprie convinzioni.

4) La Grande Guerra (1914-18) si manifesta nelle pagine sotto molteplici forme: allucinazioni ad occhi aperti, guerriglia nel deserto, resoconti di attese in trincea, senso di inadeguatezza provato dai reduci sopravvissuti, incubi notturni, etc, etc.

Qual è stato l’aspetto che più ti premeva mettere in luce di quella tragedia epocale a cui i tuoi personaggi prendono parte?

WM4: L’autoconsapevolezza di chi ne uscì vivo. La Prima Guerra mondiale è stata un punto di non ritorno della storia contemporanea, una guerra già altamente tecnologica, ma combattuta ancora con strategie e mentalità ottocentesche. Questa abbinata produsse un massacro indiscriminato e inutile. Soprattutto rimpicciolì l’uomo, lo trasformò in un microbo davanti al potere distruttivo delle macchine, della burocrazia militare, della propaganda di stato. Nella Prima Guerra mondiale sono contenuti in embrione tutti gli orrori del XX secolo. Non a caso è proprio dal 1914 che Hobsbawm fa iniziare il Secolo Breve. Ecco, molti di quelli che combatterono quella guerra si resero conto che la storia occidentale aveva superato un confine di senso. Alcuni di loro cercarono il modo di comunicare questa “cattiva novella”, di scriverne, di elaborare l’orrore per poter continuare a vivere. Fu un’impresa improba, perché nessuno a casa sapeva niente di quello che era successo davvero al fronte e perché i traumi post-bellici devastavano le menti dei superstiti. Si trattò di una lotta contro l’afasia. A un certo punto, mentre scrivevo il romanzo, mi sono accorto che stavo raccontanto proprio questo, il potere terapeutico della parola, della scrittura. Un potere terapeutico non soltanto privato, personale, ma anche sociale e politico.

5) Nella narrazione il senso di colpa affiora spesso e non è riferibile solo a Lawrence, ma a tutti e quattro i protagonisti. Perché questo tema torna così di frequente?

WM4: Innanzi tutto perché in effetti è stato un leit motiv di chi tornò dalla Prima Guerra mondiale. In mezzo a quel macello vivere o morire era un caso della sorte e la domanda che molti dei superstiti si portarono a casa fu “perché io e non un altro?”. Noi europei contemporanei riusciamo a malapena a immaginare quale flaggello psichico sia stato per quei giovani dover fare i conti con il fatto che un terzo della loro generazione venne falciato sui campi di battaglia. Significa che tutti ebbero almeno un amico o un parente ucciso. Nei reduci si sviluppò un paradossale senso di colpa per essere sopravvissuti, quasi si trattasse di un tradimento, di un abuso di fortuna con cui dover fare i conti per il resto della vita.

Per quanto riguarda Lawrence le cose sono ancora più complesse, perché il ruolo ambiguo che aveva svolto durante la guerra, il suo doppio o triplo gioco, lo portò quasi alla schizofrenia. Il senso di colpa e il tema del tradimento sono chiavi di lettura imprescindibili della sua vicenda già durante il servizio attivo, in mezzo agli arabi, e ancora di più successivamente, quando venne innalzato alla fama internazionale. Fama che da un lato agognava, perché era ciò che aveva sempre desiderato, ma che dall’altro invece rigettava come frutto di un grande raggiro ai danni dei suoi compagni di lotta. In fondo è proprio questo che fa di lui un personaggio così complesso e letterariamente affascinante.

6) Nancy, moglie di R.Graves, riverbera le suggestioni socialiste provenienti dalla Russia rivoluzionaria, agisce e parla secondo un’ottica moderna. Come hai tratteggiato questa donna così anomala per la comunità conservatrice (Oxford) in cui vive?

WM4: Mi sono basato sulle testimonianze e le biografie. Nancy Nicholson è stata una femminista ante litteram, una personalità in grande anticipo sui tempi. I biografi di Graves e i critici della sua opera tendono ad attribuire all’incontro con la poetessa americana Laura Riding l’inizio della sua ricerca sul matriarcato e sul principio femminile rimosso nella mitologia occidentale. In realtà sono convinto che la sua prima musa sia stata proprio Nancy. Non certo nel senso classico del termine, visto che per Graves non fu un’ispiratrice, ma piuttosto una personalità con cui confrontarsi e scontrarsi, capace di individuare le sue contraddizioni di reduce-guerriero. Pur essendo un personaggio di seconda fila, credo che Nancy sia molto importante nell’economia del romanzo, perché nonostante l’evidente velleitarismo, dice cose giuste e mette il dito nella piaga. Il suo è il punto di vista radicalmente disincantato sull’eroismo, sul reducismo, su un certo afflato romantico che sotto sotto avvolge i ricordi dei sopravvissuti.

7) Sapresti dire, in sintesi, in che modo l’azione militare di Lawrence differisce dalla guerriglia – entro cui tuttavia è inscritta – più tradizionale?(*)

WM4: I grandi teorici della guerriglia del XX secolo – Mao, Ho Chi Minh, Che Guevara – furono leader politici che tradussero la dialettica marxista sul terreno della teoria militare. Per tutti loro la guerriglia era un momento transitorio di un più vasto scontro molare, che sarebbe stato coronato dal compimento della rivoluzione sociale. Lawrence non era marxista, le sue idee si rifacevano ai testi di Saxe e Willisen, gli strateghi “eretici” del XVIII e del XIX secolo, oscurati da Clausewitz. In sostanza Lawrence approdò a una concezione della guerriglia come assenza di scontro diretto, negazione della dialettica amico/nemico e della conquista territoriale. Nel romanzo non ho raccontato questi aspetti teorici, ovviamente, casomai ho mostrato come ogni bella idea possa infrangersi contro la durezza della realtà, riportando tutto alla brutalità dello scontro più sanguinoso, allo sconvolgimento emotivo che scatena la barbarie dei combattenti.

8 )I libri solisti sono più ostici e irti di quelli collettivi, lo sperimentare è più plateale

Così vi siete espressi in passato sui vostri lavori solisti: Stella del mattino come si discosta dai tratti distintivi più classici dello stile Wu Ming?

WM4: Credo che il mio romanzo rispetti i tratti distintivi del nostro lavoro. La differenza, se vogliamo, è che questa volta ho cercato di fare a meno di una trama rocambolesca, provando a concentrarmi di più sulle dinamiche psicologiche tra i personaggi e su quanto accade nella loro testa. La maggior parte dell’azione si svolge sotto forma di ricordo, di flash-back, oppure è azione emotiva, mutamento interiore. In questo senso quindi è vero che Stella del mattino è un romanzo che tenta di percorrere una strada leggermente diversa da quelli collettivi. La scommessa è stata proprio questa, in effetti: lavorare in profondità piuttosto che in estensione.

9) Al termine della lettura, il giudizio sull’enigmatico Lawrence d’Arabia rimane sospeso. Le ombre sono a malapena rischiarate dall’invenzione verisimile che il romanziere può permettersi. Perché il tuo colonnello Lawrence resta, almeno in parte, insondabile?

WM4: Perché non è possibile dire l’ultima parola su di lui. Lawrence è un personaggio talmente sfuggente e contraddittorio che non perderà mai il suo fascino. È proprio questa la sua “ricchezza”. Pretendere di risolvere l’enigma-Lawrence sarebbe stato non solo presuntuoso da parte mia, ma soprattutto avrebbe impoverito il personaggio. Certo mi sono concesso alcune scelte romanzesche, efficaci per la trama e non necessariamente fondate dal punto di vista delle fonti storiche. Ma del resto ho scritto un romanzo, non una biografia, quindi è chiaro che la fantasia ha giocato la sua parte. In questo Stella del mattino non si discosta dalla pratica del collettivo Wu Ming, che parte sempre da una solida base storica per elaborare trame verosimili e innestarci sopra l’invenzione narrativa.

(*) Per un’analisi più dettagliata della strategia di guerriglia condotta da T.E.Lawrence, si veda il breve saggio di Wu Ming 4, Sui fiumi di Babilonia.