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Il festival di Santarcangelo, Leo De Berardinis e wikipedia

La 38ª edizione del Festival di Santarcangelo torna a essere diretta “pro tempore” da Leo de Berardinis: il Suo silenzio si esprime ascoltandolo.

 

Il festival di Santarcangelo è la miglior occasione per ricordare Leo DeBerardinis attore e regista teatrale che si merita una pagina in wikipedia molto più dettagliata di un semplice abbozzo (come ora è appunto definita).

Ho approfittato del festival più bello che conosca, appuntamento irrinunciabile o quasi anche solo per respirare aria pulita e visitare nel miglior modo Santarcangelo, per inserire le opere teatrali di De Berardinis nella pagina di wikipedia a lui dedicata. Lo spirito di wikipedia: rendere accessibile a tutti la conoscenza, penso proprio che gli si addica, vedi il suo "Teatro e sperimentazione". Ho inoltre aggiunto anche il link al sito del festival di Santarcangelo, per modificare una pagina su wikipedia non ci vuole molto, occorre registrarsi, leggersi qualche convenzione riguardante anche la sintassi wiki, in seguito ad ogni modifica è meglio scrivere l’oggetto della stessa (io me ne sono accorto in ritardo), la guida essenziale è per definizione un buon punto di partenza. Chi vuole può semplicemente mandarmi integrazioni o evidenziarmi errori, scrivendomi tramite posta elettronica o commentando questo post.

Un consiglio a chi si reca a Santarcangelo di Romagna: in una stradina del centro storico, non mi ricordo bene dove, c’è un signore che ha girato praticamente tutto il mondo, un viaggiatore incredibile, di quelli che in Italia ci stanno qualche mese per raggranellare qualche spicciolo per poi rimettersi in viaggio, la sua "cantina" (una grotta che si addentra nelle viscere della terra, umida e fredda) è visitabile e si possono vedere foto bellissime.

Quest’anno al festival ci sono anche eventi per bambini, inoltre mi fa piacere evidenziare questo spettacolo di Paola Bianchi, oltre comunque al programma completo.

 

STELLA DEL MATTINO: INTERVISTA A WU MING 4

(di Anna Luisa Santinelli)

Stella del mattinoA breve l’uscita in libreria di Stella del mattino (Einaudi Stile Libero, euro 16,80) primo esperimentosolista per Wu Ming 4, incentrato sulla vita e l’opera di Lawrence d’Arabia.

1) Come è stata l’esperienza di scrittura solitaria? Come conciliare nel contempo la stesura del romanzo collettivo Manituana?

WM4: Scrivere da solo non è stato per niente facile, se non altro perché non c’ero abituato. Più di una volta mi sono ritrovato in panne, indeciso su come proseguire e perplesso su quanto avevo scritto. Quando lavori in gruppo hai la possibilità di un riscontro immediato su ciò che scrivi e puoi avvalerti di lettori/co-autori in tempo reale: ogni scelta narrativa e stilistica viene discussa da tutti. Proprio perché il collettivo era impegnato nella stesura di Manituana e poi nel lungo tour di presentazioni che è durato un anno, ho scelto col mio romanzo di navigare in solitaria fino a che non ho avuto tra le mani una prima stesura completa. Soltanto dopo ho dato in lettura il testo e abbiamo fatto l’editing tutti insieme, con l’apporto importantissimo di un sesto paio d’occhi, quelli di Severino Cesari di Stile Libero.

2) La sontuosa pellicola di David Lean (1962) propone un’immagine lineare e semplificata, da eroe romantico, di T.E.Lawrence. L’impianto del tuo libro è del tutto differente. Era necessario per te prendere le distanze da quell’impostazione e dall’inevitabile confronto con il film?

WM4: È stato uno dei problemi più grossi che ho dovuto affrontare. Quel film è talmente famoso che molti di noi quando sentono parlare di Lawrence d’Arabia visualizzano la faccia di Peter O’Toole anziché quella di Thomas Edward Lawrence. Ma la lettura del personaggio data da Lean è soltanto una delle tante possibili. Lawrence è una figura molto sfaccettata, tant’è che a oltre settant’anni dalla morte se ne continua a scrivere e a discutere. Inoltre Lean raccontava la storia contenuta ne I Sette Pilastri della Saggezza, cioè l’impresa bellica di Lawrence, e non diceva niente del prima e del dopo. Io volevo invece entrare a fondo nella complessità del personaggio, nel rapporto contraddittorio che innescò con il proprio mito, quindi avevo bisogno di raccontare qualcosa di più sul suo conto, di indagarne luci e ombre. Quello che mi premeva era una riflessione sull’ambiguità della figura archetipica dell’eroe, prima ancora che sulla figura storica di T.E. Lawrence.

3) Nel romanzo la figura di Lawrence d’Arabia è gradualmente narrata e ricomposta grazie allo sguardo di tre noti scrittori: J.R.R.Tolkien, R.Graves, C.S.Lewis.

Puoi dirmi come e quando è nato il tuo interesse per questa personalità affascinante e complessa?

WM4: È stata la storia contemporanea a portarmi sulle tracce di Lawrence. Ho letto I Sette Pilastri della Saggezza nel 2003, pochi mesi dopo l’invasione dell’Iraq da parte delle truppe anglo-americane. Da lì è iniziato un percorso di letture che mi ha portato lontano. Prima di tutto a scoprire che la storia si stava ripetendo e che si stavano commettendo gli stessi errori stigmatizzati da Lawrence all’inizio degli anni Venti. Poi mi ha portato a scoprire la coincidenza chiave del romanzo che avrei scritto, e cioè il fatto che immediatamente dopo la fine della guerra Lawrence si trovava a Oxford insieme ad altri personaggi destinati a diventare grandi narratori del XX secolo: Graves, Tolkien, Lewis. Tuttavia qualcosa li accomunava oltre la coincidenza spazio-temporale. In quel momento tutti loro erano intenti a cercare nella scrittura un modo di elaborare il trauma bellico o di archiviarlo, superarlo. In un caso mi ha aiutato il fatto che Graves e Lawrence furono davvero amici, mentre gli incontri con gli altri due personaggi me li sono immaginati. Un tipico caso di “what if”. Cosa sarebbe successo se Tolkien avesse incontrato Lawrence? E se Lewis avesse riversato sulla figura dell’eroe del deserto molte delle sue ossessioni giovanili? Però non si è trattato di un puro divertimento intellettuale, della serie “prendi dei tizi famosi, mettili assieme e vedi cosa succede”. Al contrario, ho pensato che ognuno degli altri tre potesse trasformarsi in una specie di investigatore, in grado di scoprire un aspetto della personalità e della vicenda di Lawrence. Ognuno di loro infatti rappresenta un punto di vista molto particolare su di lui, frutto della propria esperienza e delle proprie convinzioni.

4) La Grande Guerra (1914-18) si manifesta nelle pagine sotto molteplici forme: allucinazioni ad occhi aperti, guerriglia nel deserto, resoconti di attese in trincea, senso di inadeguatezza provato dai reduci sopravvissuti, incubi notturni, etc, etc.

Qual è stato l’aspetto che più ti premeva mettere in luce di quella tragedia epocale a cui i tuoi personaggi prendono parte?

WM4: L’autoconsapevolezza di chi ne uscì vivo. La Prima Guerra mondiale è stata un punto di non ritorno della storia contemporanea, una guerra già altamente tecnologica, ma combattuta ancora con strategie e mentalità ottocentesche. Questa abbinata produsse un massacro indiscriminato e inutile. Soprattutto rimpicciolì l’uomo, lo trasformò in un microbo davanti al potere distruttivo delle macchine, della burocrazia militare, della propaganda di stato. Nella Prima Guerra mondiale sono contenuti in embrione tutti gli orrori del XX secolo. Non a caso è proprio dal 1914 che Hobsbawm fa iniziare il Secolo Breve. Ecco, molti di quelli che combatterono quella guerra si resero conto che la storia occidentale aveva superato un confine di senso. Alcuni di loro cercarono il modo di comunicare questa “cattiva novella”, di scriverne, di elaborare l’orrore per poter continuare a vivere. Fu un’impresa improba, perché nessuno a casa sapeva niente di quello che era successo davvero al fronte e perché i traumi post-bellici devastavano le menti dei superstiti. Si trattò di una lotta contro l’afasia. A un certo punto, mentre scrivevo il romanzo, mi sono accorto che stavo raccontanto proprio questo, il potere terapeutico della parola, della scrittura. Un potere terapeutico non soltanto privato, personale, ma anche sociale e politico.

5) Nella narrazione il senso di colpa affiora spesso e non è riferibile solo a Lawrence, ma a tutti e quattro i protagonisti. Perché questo tema torna così di frequente?

WM4: Innanzi tutto perché in effetti è stato un leit motiv di chi tornò dalla Prima Guerra mondiale. In mezzo a quel macello vivere o morire era un caso della sorte e la domanda che molti dei superstiti si portarono a casa fu “perché io e non un altro?”. Noi europei contemporanei riusciamo a malapena a immaginare quale flaggello psichico sia stato per quei giovani dover fare i conti con il fatto che un terzo della loro generazione venne falciato sui campi di battaglia. Significa che tutti ebbero almeno un amico o un parente ucciso. Nei reduci si sviluppò un paradossale senso di colpa per essere sopravvissuti, quasi si trattasse di un tradimento, di un abuso di fortuna con cui dover fare i conti per il resto della vita.

Per quanto riguarda Lawrence le cose sono ancora più complesse, perché il ruolo ambiguo che aveva svolto durante la guerra, il suo doppio o triplo gioco, lo portò quasi alla schizofrenia. Il senso di colpa e il tema del tradimento sono chiavi di lettura imprescindibili della sua vicenda già durante il servizio attivo, in mezzo agli arabi, e ancora di più successivamente, quando venne innalzato alla fama internazionale. Fama che da un lato agognava, perché era ciò che aveva sempre desiderato, ma che dall’altro invece rigettava come frutto di un grande raggiro ai danni dei suoi compagni di lotta. In fondo è proprio questo che fa di lui un personaggio così complesso e letterariamente affascinante.

6) Nancy, moglie di R.Graves, riverbera le suggestioni socialiste provenienti dalla Russia rivoluzionaria, agisce e parla secondo un’ottica moderna. Come hai tratteggiato questa donna così anomala per la comunità conservatrice (Oxford) in cui vive?

WM4: Mi sono basato sulle testimonianze e le biografie. Nancy Nicholson è stata una femminista ante litteram, una personalità in grande anticipo sui tempi. I biografi di Graves e i critici della sua opera tendono ad attribuire all’incontro con la poetessa americana Laura Riding l’inizio della sua ricerca sul matriarcato e sul principio femminile rimosso nella mitologia occidentale. In realtà sono convinto che la sua prima musa sia stata proprio Nancy. Non certo nel senso classico del termine, visto che per Graves non fu un’ispiratrice, ma piuttosto una personalità con cui confrontarsi e scontrarsi, capace di individuare le sue contraddizioni di reduce-guerriero. Pur essendo un personaggio di seconda fila, credo che Nancy sia molto importante nell’economia del romanzo, perché nonostante l’evidente velleitarismo, dice cose giuste e mette il dito nella piaga. Il suo è il punto di vista radicalmente disincantato sull’eroismo, sul reducismo, su un certo afflato romantico che sotto sotto avvolge i ricordi dei sopravvissuti.

7) Sapresti dire, in sintesi, in che modo l’azione militare di Lawrence differisce dalla guerriglia - entro cui tuttavia è inscritta - più tradizionale?(*)

WM4: I grandi teorici della guerriglia del XX secolo - Mao, Ho Chi Minh, Che Guevara - furono leader politici che tradussero la dialettica marxista sul terreno della teoria militare. Per tutti loro la guerriglia era un momento transitorio di un più vasto scontro molare, che sarebbe stato coronato dal compimento della rivoluzione sociale. Lawrence non era marxista, le sue idee si rifacevano ai testi di Saxe e Willisen, gli strateghi “eretici” del XVIII e del XIX secolo, oscurati da Clausewitz. In sostanza Lawrence approdò a una concezione della guerriglia come assenza di scontro diretto, negazione della dialettica amico/nemico e della conquista territoriale. Nel romanzo non ho raccontato questi aspetti teorici, ovviamente, casomai ho mostrato come ogni bella idea possa infrangersi contro la durezza della realtà, riportando tutto alla brutalità dello scontro più sanguinoso, allo sconvolgimento emotivo che scatena la barbarie dei combattenti.

8 )I libri solisti sono più ostici e irti di quelli collettivi, lo sperimentare è più plateale

Così vi siete espressi in passato sui vostri lavori solisti: Stella del mattino come si discosta dai tratti distintivi più classici dello stile Wu Ming?

WM4: Credo che il mio romanzo rispetti i tratti distintivi del nostro lavoro. La differenza, se vogliamo, è che questa volta ho cercato di fare a meno di una trama rocambolesca, provando a concentrarmi di più sulle dinamiche psicologiche tra i personaggi e su quanto accade nella loro testa. La maggior parte dell’azione si svolge sotto forma di ricordo, di flash-back, oppure è azione emotiva, mutamento interiore. In questo senso quindi è vero che Stella del mattino è un romanzo che tenta di percorrere una strada leggermente diversa da quelli collettivi. La scommessa è stata proprio questa, in effetti: lavorare in profondità piuttosto che in estensione.

9) Al termine della lettura, il giudizio sull’enigmatico Lawrence d’Arabia rimane sospeso. Le ombre sono a malapena rischiarate dall’invenzione verisimile che il romanziere può permettersi. Perché il tuo colonnello Lawrence resta, almeno in parte, insondabile?

WM4: Perché non è possibile dire l’ultima parola su di lui. Lawrence è un personaggio talmente sfuggente e contraddittorio che non perderà mai il suo fascino. È proprio questa la sua “ricchezza”. Pretendere di risolvere l’enigma-Lawrence sarebbe stato non solo presuntuoso da parte mia, ma soprattutto avrebbe impoverito il personaggio. Certo mi sono concesso alcune scelte romanzesche, efficaci per la trama e non necessariamente fondate dal punto di vista delle fonti storiche. Ma del resto ho scritto un romanzo, non una biografia, quindi è chiaro che la fantasia ha giocato la sua parte. In questo Stella del mattino non si discosta dalla pratica del collettivo Wu Ming, che parte sempre da una solida base storica per elaborare trame verosimili e innestarci sopra l’invenzione narrativa.

(*) Per un’analisi più dettagliata della strategia di guerriglia condotta da T.E.Lawrence, si veda il breve saggio di Wu Ming 4, Sui fiumi di Babilonia.

Silvano Agosti a Damasco

Silvano Agosti oltre ad essere regista gestisce anche il cinema Azzurro Scipioni a Roma, è l’autore di "Lettere dalla kirghisia", noto ora che il mio cognome è un diminutivo del suo, il mio nome ha solo una lettera in meno ed inizia con Si. Le analogie tra me e lui purtroppo :-) finiscono qui, ma è un piacere ascoltare la sua visione del mondo, tanto semplice e meravigliosa che solo un bimbo di 4 o 5 anni potrebbe aderirvi senza ripensamenti o preconcetti.

Damasco è una interessante trasmissione radiofonica nella quale, per una settimana circa, l’ospite descrive i libri che lo hanno folgorato sulla via di Damasco, appunto.

Le puntate di Agosti sono ancora scaricabili qui, eventualmente rintracciabili qui. Consiglio di ascoltare in streaming anche Eugenio Finardi cantante nato dentro uno strumento musicale!

 

Diavolo di un Ronchi

Non si accontenta di tenere un blog politico seguitissimo, non di mera facciata; ora mi si è tuffato anche nell’impresa della sinistra arcobaleno.

Inoltre a Forlì il 19 di Febbraio presso la Sala Luciano Lama della CGIL in via Pelacano 7 alle ore 21 si terrà un incontro pubblico sul tema dell’Unità della Sinistra - Per ridare valore e forza ai nostri principi: uguaglianza, giustizia, libertà, pace, lavoro, ambiente, laicità dello Stato.

Se posso ci andrò anche per salutare il direttore de Il Manifesto Gabriele Polo.

 

Maurizio Viroli e la Costituzione Italiana

Maurizio Viroli è il miglior rappresentante della Costituzione Italiana che io conosca, oltretutto è di Forlì, lo ritengo il mio più illustre concittadino.

Professore di Teoria Politica all’Università di Princeton nel New Jersey (Stati Uniti), editorialista del quotidiano la Stampa, cultore e profondo conoscitore del Machiavelli, tra i suoi libri spicca "Dialogo intorno alla Repubblica" a due mani con con Norberto Bobbio.
Recentemente a Rimini ho partecipato ad una sua conferenza sui principi costituzionali dell’attività amministrativa; di seguito riporto, alcuni brevi appunti personali in merito.

La Costituzione è una bibbia civile, degna di devozione. E’ nata grazie a uomini e donne che si basavano esclusivamente su principi morali e non su interessi particolari. E’ l’opposto del fascismo, ogni articolo è nato come alternativa agli errori/orrori del fascismo.

Per approfondire le radici della Costituzione, i valori della Resistenza, consiglio vivamente di leggere questa presentazione tenuta a Firenze da Viroli in occasione del 60° anniversario della liberazione della città.

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E’ una Costituzione Repubblicana, quindi mette in risalto anche i doveri: in una repubblica o RES PUBLICA il bene comune prevale sul bene privato, il caso contrario fa sì che si cada per forza nella tirannide o governo degli arroganti. Il dovere è, quindi, molto più importante dell’obbligo dal punto di vista della libertà individuale.

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Ambrogio Lorenzetti ed il suo ciclo sul buon governo esposto nella sala del consiglio dei nove a Siena.

Ovviamente (dato il tema e la platea) ha approfondito l’art.54 della Costituzione:

"Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge."

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Il concetto di disciplina nulla ha in comune con l’insieme delle tecniche costrittive che Foucault descrive in "Sorvegliare e punire" ma piuttosto come "consapevole e lucida assimilazione della direttiva da realizzare"  (Gramsci), abbiamo scelto liberamente di pensare al bene pubblico, se non ci comportiamo con disciplina diventeremo sudditi, occorre dominare con la volontà le pulsioni per raggiungere uno scopo alto. Anche il concetto di onore deve essere rivisitato secondo lo spirito e la grande cultura dei costituenti: si riferivano all’onore degli onesti, il riconoscimento è dovuto a chi rispetta i principi dell’onestà, non ad un particolare rango o potenza. La Pubblica amministrazione è (o dovrebbe essere) la garanzia di libertà proprio di chi non è potente, gli ultimi che non si possono difendere da soli.

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Per me è stata una vera rivelazione, ero convinto che la Costituzione Italiana fosse una base di convivenza imprescindibile, importantissima e fondamentale, da rispettare sempre e comunque. E’ molto di più, ha la capacità di dare un significato non vuoto a parole come "valori", "cultura", anche "religione". Chi vorrebbe difendere questi concetti (ed affini) andando in contrasto aperto con la Costituzione Italiana è intrinsecamente incoerente: leggersi questa recentissima discussione sul blog di Ronchi come esempio.

Buon anno a tutti!

Il sindacato del mate

soy Uruguayo …..gracias por reconoser todas las cosas buenas como argentinas ..nosotros las mierdas uruguayas no tenemos nada que ver con el mate el dulce de leche el tango la contrapuntiada .. basta no digo nada mas .. chau chau hermanos de la otra parte del charco..

Quello sopra è un commento di Alvaro, un amigo Uruguaiano, relativo ad un mio post sul mate troppo filo-argentino. Da notare che "charco" in castigliano significa stagno, pozza, chi ha la capacità di *immaginare* un oceano in questo modo non può che avere la mia stima! In seguito al commento di Alvaro ho scoperto, googlando con yerba mate e uruguay come parole chiave, il seguente sito:

El sindicato del mate è un’ottimo esempio di fan culture, intelligenza collettiva che usa la tecnologia come Photoshop e spero anche come l’equivalente open source Gimp per celebrare l’erba mate, i "sindacalisti" utilizzano tutti i miti disponibili per affermare con orgoglio il proprio incondizionato amore per la yerba: la statua della libertà, i Beatles, Marx e la febbre del sabato sera, il football, la politica ed il cinema, emozionante questa animazione in flash della bellissima "Redemption song" di Bob Marley, gli viene sostituito il simbolico joint con matero e bombilla.

El Sindicato Único del Mate es una organización sindical de cebadores y tomadores de mate profesionales vinculados al diseño gráfico. Fue fundado el 10 de junio del 2005 en Montevideo, Uruguay.

L’erba mate è anche una splendida dipendenza, potrebbe sostituire dipendenze ben peggiori. Cosa potrebbe succedere se venissero poste improbabili limitazioni nell’uso della pianta del mate? O se venisse  brevettata l’Ilex paraguaiensis? Meno improbabile la seconda ipotesi: “No Patents on Seeds” nasce come una petizione mondiale indirizzata all’Ufficio europeo dei brevetti (EPO) dove è stata recentemente discussa la richiesta di brevettare una varietà di broccolo, registrandone i sementi e le parti commestibili, oltre all’intera pianta!

In questo caso l’azione e la critica grassroots sarebbe puntuale. L’intelligenza collettiva (compreso il sindacato del mate e questo blog) che si occupa di questo minuscolo interesse, raccoglierebbe dati su dati, creando uno spoiling preciso delle motivazioni mainstream, degli interessi corporate più o meno nascosti per affermare le proprie ragioni. Ho da poco finito di leggere "Cultura convergente" di Henry Jenkins.

Microcredito e commercio equo e solidale a Forlì

Puntualmente informato via rss dal rinnovato sito di Carta segnalo un convegno a Forlì venerdì 23 novembre presso la Facoltà di Economia di Forlì con Action Aid, Banca Etica, CTM Altro Mercato e CESVI.

Il Programma

La partecipazione è gratuita
Per informazioni e iscrizioni
AICCON
P.le della Vittoria, 15
Tel. 0543/62327 Fax 0543/374676
e-mail: aiccon@poloforli.unibo.it

Chi volesse muoversi in proprio grazie al web 2.0 esiste www.kiva.org, grazie al quale si possono concedere microprestiti ai piccoli imprenditori del terzo mondo, con la stessa ormai famosa filosofia di Muhammad Yunus. Quando il prestito viene restituito puoi decidere di assegnarlo a qualcun altro oppure ritirarlo, non vengono restituiti interessi ma Steve e Myra non si fanno certo problemi, con 141 prestiti a persone di mezzo terzo mondo dimostrano di essere veri signori!

Per saperne di più su Saviano ed il libro Gomorra

Roberto Saviano, questa settimana è stato ospite di "FazioFabio" (vota Antonio… Albanese). Un ottimo approfondimento in formato audio circa il suo "Gomorra",  si trova da tempo nella sezione podcast di wumingfoundation, 12 mp3 suddivisi in 2 sezioni, registrati alla presentazione del libro a Bologna alla Feltrinelli.

Di Gomorra non si parlerà mai abbastanza, posso solo aggiungere che è toccante anche l’omaggio letterario a Pasolini ed al suo "io so".

 

Costruire la democrazia con le mappe mentali

La prima e quasi unica volta che mi sono imbattuto nelle mind maps è stato grazie ad AnsFans in un post sul blog di Alessandro Ronchi.

Una mappa mentale è una visualizzazione grafica di concetti e associazioni che, partendo dal tema centrale si diramano verso l’esterno. Può essere un utile strumento per applicazioni che richiedono una certa creatività, brainstorming oppure semplicemente per capire qualcosa su un certo argomento, uno parte e vede dove arriva….

Per verificarne l’utilità sto costruendo la democrazia, non su carta ma sul web grazie a mind42.com, il sito permette di costruire una o più mappe mentali tramite il browser web; non è necessario nessun software aggiuntivo, è possibile condividere le mappe con altre persone grazie ad invito via email, la procedura di registrazione è più che rilassante visto che richiede solo username, password ed email, in seguito alla quale si può subito iniziare a costruire qualcosa di più o meno utile, più o meno velleitario come la mia democrazia, chi ha suggerimenti per migliorarla, oppure vuole metterci le mani direttamente può scrivermi o commentare.

Ulteriori informazioni in inglese (free software, risorse, news, esempi, libri, e-book, articoli, video, blog) sulle mappe mentali si posso trovare a questo link.

Filosofia e Veglie in volo

Da diversi anni a Misano Adriatico si tiene un ciclo di conferenze, organizzato dalla biblioteca comunale, che si distingue sia per l’eccellenza dei relatori che per la partecipazione del pubblico, sempre numeroso ed entusiasta, anche se immutevole nel tempo, come cianciavano non a vanvera tre persone davanti a me all’ingresso dell’Istituto San Pellegrino : "Si vedono tutti gli anni le stesse persone", "Ma anche gli altri diranno lo stesso di te!" "E che lo dicano, hanno ragione…."!

Salvatore Natoli (Il governo di sè e le virtù: essere persone nel tempo della biopolitica) venerdì scorso ha condotto la partita, 90 minuti senza intervallo; oratoria elegante che non ti fa battere ciglio, ha manipolato la materia prima della filosofia e servito al pubblico concetti, idee, filosofia e *stupore*, non omologato come una trasmissione televisiva, ti entra dentro, ti arricchisce e ti muta. Sempre che ci si avvicini con approccio non pregiudizievole, occorre essere acqua, zen! Qui il programma.

Dopo la conferenza misanese, con Sberla sono andato al ristorante Veglie in Volo, un vecchio mulino ristrutturato a San Clemente, all’interno del quale si è concretizzato tutto quanto sopra descritto! Il mio (vecchio) amico Ivan Fantini, che gestisce il locale con audacia, coraggio ed instancabile intransigenza, è riuscito ad esprimere le migliori virtù di sé nel campo dell’arte della cucina. Manipola la sua materia prima, tutti ingredienti di stagione, controllati di persona con il produttore quando non direttamente coltivati e serve al cliente piatti prelibati, idee e *stupore*, una cucina non omologata, ti entra dentro ti arricchisce e ti muta. Sempre che ci si avvicini con approccio non pregiudizievole, occorre essere acqua, zen!

Note: io non mi sono avvicinato completamente in maniera "zen" né a Natoli né ai piatti di Ivan, ma chiedo perdono. Il ristorante Veglie in volo è citato dalle migliori guide enogastronomiche italiane, non tutte perché Ivan è intransigente alle solite abitudini della solita italietta.

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